La donna del camino. La casa da cui siamo scappati.
I non-vivi ti attirano a sé sempre e comunque: essi vogliono averti, hanno bisogno di te, del tuo essere vivo.
Senza che tu te ne accorga, ti chiamano per restare.
Le case, quelle antiche che vibrano di vita tanto da far girare la testa... Ah, quanto le amo!!!Ma perché tutto questo amore, da cosa sono attratta?
La risposta è semplice: sono attratta da chi quelle case le abita.
A volte va bene, sono spiriti presenti, ma silenziosi, positivi, persino amici, ai quali poi, occasionalmente, se ne aggiungono altri.
Altre volte, invece, va molto, molto meno bene.
Una volta, ho seriamente rischiato la vita tanto da dover scappare di corsa da quella casa. Burocrazia permettendo.
Era il trilocale dei miei 29 anni, al piano inferiore dell'appartamento nella corte in cui nascesti tu.
Un po' per non abbandonare quella corte abitata, ma serena e magica, e un po' per non fare un trasloco troppo faticoso, ci trasferimmo in quella casa.
Era spartana, freddissima, non ristrutturata, buia e soffocante, eppure quando la vidi provai una sensazione fortissima: io dovevo vivere lì. Non c'era logica, non c'era motivo per quella scelta: in zona c'erano case mille volte meglio e a miglior prezzo, ma io sentivo di dover vivere lì.
Fui irremovibile e andai contro ogni buon senso e contro ogni altro parere.
Fu l'inizio di un incubo durato un anno e mezzo.
In quella casa, ampliamento della corte effettuato nei primi anni del 1900, viveva-non viveva colei che soprannominai "La donna del camino": lo spirito che con tanta rabbia mi perseguitò e che riprese a farlo, qualche mese dopo il nostro trasferimento, una sera che tornammo alla corte a salutare vecchi amici, inseguendomi con tale rabbia , probabilmente alimentata dal mio "tradimento", da non lasciarmi altra possibilità che urlare e chiedere aiuto.
Ci misi un po' a capire chi fosse quella donna e del perché di tutta quella rabbia e quando lo capì, sono sincera, ebbi ancora più paura.
Fondamentale dell'interpretazione e nella comprensione del suo dramma fu, innanzitutto, l'affresco sopra la porta d'ingresso che avevo sempre visto, ma mai guardato veramente e che rappresentava una donna con un bambino tra le braccia.
A prima vista sembrava trattarsi della Madonna con Gesù bambino, ma la realtà era ben diversa: quella donna, per elevarla e renderle omaggio era stata rappresentata come Maria nelle sue caratteristiche umane, di madre, e sacre.
Un'altra chiave di comprensione fu il grande camino della sala: avvicinarmi era uno strazio, era qualcosa di tremendo cui non so dare nome. Avevo una sensazione folle di pericolo, un'inquietudine che non lasciava spazio al respiro. Sapevo, con una certezza che aveva dell'assoluto, che la donna viveva-non viveva in quel camino. Tutto partiva da lì dentro.
Poi un giorno, un pomeriggio, credo, nel dormiveglia arrivò la risposta e tutto fu chiaro. E spaventoso.
La donna e il suo bambino morirono bruciati in quel camino.
L'affresco era in realtà un'effige funeraria.
E lei era profondamente arrabbiata.
Una tragedia, un omicidio, un suicidio? Non lo sapremo mai, ma di fatto lei mi odiava perché io avevo te accanto a me. Io ero ciò che lei improvvisamente non aveva più potuto essere: viva e madre.E vivevo lì, in casa sua. Vivevo, vivevi. Non poteva permetterlo.
Cercò allora in tutti i modi di consumarmi finché la vita iniziò davvero a svanire in me.
La sua rabbia si placò solo per qualche giorno, quando il padrone della corte, suo parente, morì: si sentì meno sola avendo un'anima tutta per sé.
Però io ero ancora lì, viva e così tornò con più ferocia di prima.
Sapevo che da un momento all'altro sarei morta: era troppo forte per me in quel momento. Forse oggi sarebbe diverso, ma allora fu così e alla fine ce ne andammo.
Ci trasferimmo in un'altra casa.
Un altro amore a prima vista.
Ma questa è un'altra storia... una bella storia...
Senza che tu te ne accorga, ti chiamano per restare.
Le case, quelle antiche che vibrano di vita tanto da far girare la testa... Ah, quanto le amo!!!Ma perché tutto questo amore, da cosa sono attratta?
La risposta è semplice: sono attratta da chi quelle case le abita.
A volte va bene, sono spiriti presenti, ma silenziosi, positivi, persino amici, ai quali poi, occasionalmente, se ne aggiungono altri.
Altre volte, invece, va molto, molto meno bene.
Una volta, ho seriamente rischiato la vita tanto da dover scappare di corsa da quella casa. Burocrazia permettendo.
Era il trilocale dei miei 29 anni, al piano inferiore dell'appartamento nella corte in cui nascesti tu.
Un po' per non abbandonare quella corte abitata, ma serena e magica, e un po' per non fare un trasloco troppo faticoso, ci trasferimmo in quella casa.
Era spartana, freddissima, non ristrutturata, buia e soffocante, eppure quando la vidi provai una sensazione fortissima: io dovevo vivere lì. Non c'era logica, non c'era motivo per quella scelta: in zona c'erano case mille volte meglio e a miglior prezzo, ma io sentivo di dover vivere lì.
Fui irremovibile e andai contro ogni buon senso e contro ogni altro parere.
Fu l'inizio di un incubo durato un anno e mezzo.
In quella casa, ampliamento della corte effettuato nei primi anni del 1900, viveva-non viveva colei che soprannominai "La donna del camino": lo spirito che con tanta rabbia mi perseguitò e che riprese a farlo, qualche mese dopo il nostro trasferimento, una sera che tornammo alla corte a salutare vecchi amici, inseguendomi con tale rabbia , probabilmente alimentata dal mio "tradimento", da non lasciarmi altra possibilità che urlare e chiedere aiuto.
Ci misi un po' a capire chi fosse quella donna e del perché di tutta quella rabbia e quando lo capì, sono sincera, ebbi ancora più paura.
Fondamentale dell'interpretazione e nella comprensione del suo dramma fu, innanzitutto, l'affresco sopra la porta d'ingresso che avevo sempre visto, ma mai guardato veramente e che rappresentava una donna con un bambino tra le braccia.
A prima vista sembrava trattarsi della Madonna con Gesù bambino, ma la realtà era ben diversa: quella donna, per elevarla e renderle omaggio era stata rappresentata come Maria nelle sue caratteristiche umane, di madre, e sacre.
Un'altra chiave di comprensione fu il grande camino della sala: avvicinarmi era uno strazio, era qualcosa di tremendo cui non so dare nome. Avevo una sensazione folle di pericolo, un'inquietudine che non lasciava spazio al respiro. Sapevo, con una certezza che aveva dell'assoluto, che la donna viveva-non viveva in quel camino. Tutto partiva da lì dentro.
Poi un giorno, un pomeriggio, credo, nel dormiveglia arrivò la risposta e tutto fu chiaro. E spaventoso.
La donna e il suo bambino morirono bruciati in quel camino.
L'affresco era in realtà un'effige funeraria.
E lei era profondamente arrabbiata.
Una tragedia, un omicidio, un suicidio? Non lo sapremo mai, ma di fatto lei mi odiava perché io avevo te accanto a me. Io ero ciò che lei improvvisamente non aveva più potuto essere: viva e madre.E vivevo lì, in casa sua. Vivevo, vivevi. Non poteva permetterlo.
Cercò allora in tutti i modi di consumarmi finché la vita iniziò davvero a svanire in me.
La sua rabbia si placò solo per qualche giorno, quando il padrone della corte, suo parente, morì: si sentì meno sola avendo un'anima tutta per sé.
Però io ero ancora lì, viva e così tornò con più ferocia di prima.
Sapevo che da un momento all'altro sarei morta: era troppo forte per me in quel momento. Forse oggi sarebbe diverso, ma allora fu così e alla fine ce ne andammo.
Ci trasferimmo in un'altra casa.
Un altro amore a prima vista.
Ma questa è un'altra storia... una bella storia...
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