«Non lasciarti tentare dai campioni dell’infelicità, della mutria cretina, della serietà ignorante. Sii allegro. […] T’insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece».
Sono nata medium e non posso farci nulla. E' nelle mie ossa, nel mio sangue, nel mio Dna. Sono una medium e non posso farci nulla. Sono il mezzo, il tramite. Sono la tenda trasparente che unisce due mondi. Sono la voce di chi non c'è più. Il primo ricordo mediatico cosciente risale a circa tren'anni fa: avevo due anni e riposavo influenzata nel lettone dei nonni, credo in mezzo a loro. Seduto con le gambe a penzoloni, c'era un uomo nero, sì l'uomo nero , con gli occhi rossi e una tuta da meccanico blu. Si accorse che lo stavo guardando, Si accorse che lo vedevo. Scese dall'armadio, si diresse verso la porta della camera e sparì. Da quel momento non è passato un istante della mia vita senza voci, rumori, sensazioni, odori, visioni, sogni. La paura di ciò che sono è passata nel momento in cui mi sono accettata. E non è stato facile.
«La perfezione mi fa schifo, mi repelle. Tutte quelle donne e quegli uomini che cercano la perfezione negli stereotipi creati della società mi fanno venire il vomito. Fottuti manichini di carne, senza personalità o amore per se stessi. Stessi vestiti, stessa musica, stesse espressioni, stessi cibi, stesse scopate, stesse auto, stesse vite…e alla fine? Stessi suicidi neurali di massa. Perché vivere come un automa è senza ombra di dubbio un suicidio. Quando tutti si è uguali, tutti si è nessuno. La perfezione è un uccellino in gabbia che vive, mangia, caga e muore con il solo scopo d’essere ammirato. Io voglio vivere libero, spiumato, infreddolito, denutrito ma libero». -- C. Bukowski
Ogni giorno scoprire un lato di sé, nella propria imperfezione, che ci lascia increduli, abbagliati. Emozionati. Quel qualcosa che ci fa dire, mentre a stento tratteniamo un sorriso denso di significato, "non lo sapevo. Non lo credevo. Non lo speravo".
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